FROCIE, TRANS, MIGRANTI E DISSIDENTI: CHIEDIAMO GIUSTIZIA PER FAKIR, DENUNCIAMO LA VIOLENZA IMPUNITA DELLE ISTITUZIONI

Abderrahim Fakir muore domenica a Bologna, al Pilastro, nelle mani delle forze dell’ordine e alla presenza di due paramedici. Muore dopo essere stato tenuto a terra da due uomini, mani e piedi legati, spray al peperoncino in faccia a distanza ravvicinata. Un intervento di forza, nessuna precauzione sanitaria, nonostante stesse manifestando segni di confusione e di squilibrio, nonostante chiedesse aiuto ripetutamente. 

La violenza degli aggressori la conosciamo bene: l’abbiamo già incontrata con Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi e Riccardo Magherini; sono i nomi delle vittime della violenza poliziesca, nomi che emergono solo quando si apre una falla in questo sistema omertoso. In questo caso il video di un residente, che riprende una scena brutale.

È la stessa brutalità di Stato che 25 anni fa ha sconvolto Genova e il mondo, ammazzando Carlo Giuliani e torturando cittadini e cittadine, la cui unica colpa era quella di testimoniare libertà di pensiero e di manifestazione. 

È la brutalità con cui 3 anni fa la polizia di Milano manganellava Bruna, donna trans innocente, mentre era a terra inerme, durante una semplice procedura di identificazione.

I poliziotti ripresi nel video non sono stati iscritti nel registro degli indagati, grazie allo scudo penale introdotto dal governo Meloni. Uno strumento che come società civile abbiamo denunciato più volte come antidemocratico. Il suo obiettivo, e questo caso lo dimostra, è quello di dare impunità alla forze dell’ordine nel reprimere le piazze, colpire chi si ribella o fa fatica a conformarsi, abusare della forza nel fermo di un cittadino. 

Un cittadino, quello che Fakir era de facto da molti anni, vivendo in Italia da quando aveva 7 anni, ma non avendo ancora la cittadinanza. Un paese che disconosce chi lo sceglie come propria casa, alimenta sospetto e disprezzo per i migranti, non garantisce diritti e certezze, non offre speranze e opportunità, è un paese che respinge e che uccide. Fakir lo sapeva e quella profezia l’ha subita.

Come Cassero, chiediamo verità e giustizia per Abderrahim Fakir e per la sua famiglia. Continueremo a lottare per il diritto di manifestare e di esistere, al cospetto di uno Stato che parla solo il linguaggio della violenza e della repressione. 

Stasera alle 19.00 saremo all’assemblea in Piazza Lucio Dalla per discutere della risposta collettiva della città